Fu solo per caso che George Papanicolau intuì la possibilità di diagnosticare in fase precoce il cancro del collo dell’utero in maniera semplice e atraumatica. Egli era un anatomista statunitense di origine greca – Geòrgios Papanikolàu – nato a Komi il 13 maggio 1883; alla Cornell University di New York, per incarico del prof. Charles Stockard, direttore del dipartimento di Anatomia, stava studiando le modificazioni delle cellule vaginali in rapporto alle variazioni ormonali del ciclo femminile quando s’imbatté nelle “mostruosità cellulari” di una donna che sapeva affetta da cancro del collo dell’utero.

Pubblicò le sue osservazioni nel 1923, ma fu solo dal 1943 che il test identificato dalle prime tre lettere del suo cognome si diffuse nel mondo: il Pap-test rimane tuttora universalmente riconosciuto come l’esame di screening del cancro del collo dell’utero, quello che ha sicuramente salvato centinaia di migliaia di donne da questa malattia – devastante e in quel tempo diffusa molto più di quanto non lo sia ora – anche dopo la morte del suo ideatore.

Se ogni donna si sottoponesse periodicamente al test di Papanicolau potremmo veder azzerare l’incidenza del cancro del collo dell’utero.

Per ciò che attiene alla periodicità, l’esperienza personale mi suggerisce che la ripetizione del Pap-test ogni anno sia quella da ritenersi ottimale.

Per esperienza personale credo che per ridurre la morbilità o la mortalità per tumore ginecologico occorre seguire queste quattro regole che vi elenco:

  • Sottoporsi al Pap-test ogni anno.
  • Sottoporsi ad esame ginecologico ed ecografia transvaginale soprattutto dopo i 40 anni e nel caso di sanguinamenti anomali.
  • Nel corso di un intervento chirurgico ginecologico di qualsiasi genere è consigliabile asportare le ovaie :
  • Se la donna è già in menopausa

  • Se la donna ha una familiarità per cancro dell’ovaio

  • Per le donne con familiarità per cancro dell’ovaio: esame ginecologico, ecografia e determinazione del CA-125 ogni 6-12 mesi o, eventualmente, asportazione profilattica delle ovaie se il programma riproduttivo è stato completato e se il rischio familiare è significativo o tale da generare un’ansia eccessiva.
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